E’ di oggi la recensione di un disco prodotto nello studio di registrazione WaveTown Studios.

Mud machine - I was a Cloud
Mud machine – I was a Cloud

Si tratta di “Mud Machine” degli “I Was a cloud”, band del panorama indie rock romano.

Il disco, del 2014, è stato prodotto e mixato dal nostro tecnico del suono presso i locali della  struttura.

Di seguito potrete trovare il testo integrale della recensione a cura di Ilaria Abruscia.

La prima volta che ascolto gli I Was A Cloud credo di ascoltare una serie di b-side o un demo degli statunitensi Kings of Leon.

Il che vuole essere un complimento, non certo una qualche accusa di plagio.

Perché la voce del cantante del gruppo romano in questione (Andrea Valenti) è calda, baritonale e intensissima, e non poco ricorda Caleb Followill.

Ma il gruppo – i cui altri componenti sono Marco Paolini (chitarra), Cristiano Lorenzetti(chitarra), Andrea Di Pietro (basso) e Mario De Santis (batteria) – afferma di prendere come punto di riferimento anche altri gruppi alternativi conosciuti, ormai, pressoché ovunque: i Queens Of The Stone Age e i Foo Fighters, ad esempio.

E si sente.

Il suono del gruppo – energico e travolgente (Trouble), diretto come solo il rock sa essere (Fool From The Town), senza banali fronzoli, sporco, a tratti aggressivo (Give Me More), a tratti più pacato (Believe), cupo o solare che sia (The Plan) – scuote inevitabilmente l’ascoltatore proiettandolo in un vortice musicale che è innanzitutto viaggio oltre che una supernova di suoni.

 

Mud Machine, che racchiude tutto ciò, è stato pubblicato il 31 maggio 2014.

È ascoltabile gratuitamente al seguente link: http://iwasacloud.bandcamp.com/album/mud-machine.

I pezzi sono solo 5, ed è un peccato, ma d’altronde questo è un ep. In ogni caso, il talento della band  fuoriesce lo stesso, chiaro e forte.

Chitarre che urlano in distorsione, un basso ad incalzare, una batteria a picchiar duro, e in tutto ciò una voce che scalda orecchie e cuori degli ascoltatori.

Prendete Believe, ad esempio. La “ballatona” imprescindibile per ogni gruppo rock che si rispetti.

Solitudine, stanchezza e paure, sentimenti umani intrisi però di grandissime speranze:

I still believe it, there’s still a meaning to the path we choose“.

Ilaria Abruscia

Mud Machine (2014) – I Was A Cloud
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